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mercoledì 21 luglio 2010

I BENEFICI DEL SILENZIO





“Anche lo stolto, quando tace, passa per un saggio; chi tiene chiuse le labbra è un uomo intelligente” (Proverbi 17:28)
Quando la Western Union chiese a Thomas Edison di dare un prezzo al fonografo, sua invenzione, Edison si prese vari giorni per pensare. Sua moglie gli suggerì 20.000 dollari, però lui pensò che la cifra era enorme. Si stabilì di fare una riunione e lui tentennava; quando gli venne chiesto di nuovo il prezzo, cercava di dire 20.000 dollari ma sembrava che il fiato non usciva per dirlo, e l’ufficiale ruppe il silenzio dicendo: “Che ti sembrano 100.000 dollari?” Continuamente il silenzio permette agli altri di dire qualcosa di meglio di quello che avremmo detto noi. Restando in silenzio, gli altri si interessano ai nostri pensieri, e quindi quando abbiamo un incontro importante le nostre parole hanno un maggiore impatto. Il silenzio può evitare una situazione imbarazzante, la gente può pensare che siamo più intelligenti di quello che siamo realmente, quando stiamo zitti. Continuamente mi pento di quello che dico, e non di quando rimango in silenzio. A volte essere prudenti e saggi significa restare zitti; non essere precipitoso nel parlare, ma quando lo fai, fallo con saggezza! Anche qualcuno sembra in silenzio, impariamo da Lui!

martedì 6 luglio 2010

NEI BRILLORI LUCENTI... FRA LE TENEBRE


Sottili luci lontane
sprofonde nell'infinito
ambigue ed incerte.
Deboli ma decise
perchè visibili.
L'atteso sorgere
o il declino catartico
del non giorno inerte
nell'immaginario fantastico
dove ognuno è!
Se stesso e irreale
inesistente ed etereo.
Polvere volatile
gas nobile.
Qualcosa... o nulla.
Un soffio!
(M.M.)

lunedì 5 luglio 2010

SPIAGGE








Spiagge immense ed assolate
spiagge gia' vissute
amate e poi perdute
in quest'azzurrita'
tra le conchiglie e il sale
tanta la gente che
ci ha gia' lasciato il cuore
spiagge di corpi abbandonati
di attimi rubati
mentre la pelle brucia
un'altra vela va
fino a che non scompare
quanti segreti che
appartengono al mare
un'altra estate qui
e un'altra volta qui
piu' disinvolta e
piu' puttana che mai
mille avventure che
non finiranno se
per quegli amori
esisteranno nuove
spiagge di cocco e di granite
di muscoli e bikini
di straniere e di bagnini
quel disco del jukebox
suona la tua canzone
per la tua storia che
nasce sotto l'ombrellone
spiagge...
un'altra vela va
fino a che non scompare
quanti segreti che
appartengono al mare
un'altra estate qui
e un'altra volta qui
piu' disinvolta e
piu' puttana che mai
mille avventure che
non finiranno se
per quegli amori
esisteranno nuove
spiagge dipinte in cartolina
ti scrivo tu mi scrivi
poi torna tutto come prima
l'inverno passera'
tra la noia e le piogge
ma una speranza c'e'
che ci siano nuove spiagge.
(Renato Zero)

sabato 3 luglio 2010

LA MEMORIA



A LUNGO TERMINE: Conserva i ricordi di una vita.Richiamarli è una delle funzioni della coscienza gestita dalla corteccia prefrontale - EPISODICA: Permette di ricordare eventi che ci hanno coinvolto in prima persona e coinvolge il lobo temporale - DICHIARATIVA: è la capacità di ricordare e riportare alla mente gli eventi di tutti i giorni.Utilizza la corteccia cerebrale - DI LAVORO: E' la memoria a breve termine.Serve a mantenere informazioni di pronto uso e coinvolge la corteccia prefrontale - SEMANTICA: E' quella utile agli studenti per gli esami.Immagazzina dati e parole straniere ed interessa ampie aree della corteccia - DI MOVIMENTO: Permette agli sportivi di ripetere con naturalezza i gesti per i quali si sono allenati a lungo ed usa il cervelletto. Il sonno serve a eliminare i ricordi inutili accumulati e a consolidare quelli a lungo termine.

domenica 20 giugno 2010

IL VOLO di WIM WENDERS


Luoghi che desideriamo.
Che ci insegnano il timore.
O nei quali ci sentiamo come a casa.
Luoghi che troviamo stupefacenti.
Luoghi da cui ci sentiamo spaventati.
Luoghi di cui abbiamo sognato,
prima d’arrivarvi.
Luoghi in cui ci siamo persi
E luoghi che noi abbiamo perso.
I luoghi ci condizionano.
I luoghi ci proteggono.
Essi però ci possono anche distruggere.

giovedì 10 giugno 2010

IL PROGRESSIVO ATTESTARSI DELLA DITTATURA IN ITALIA




1° GENNAIO 1948 - Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »

lunedì 24 maggio 2010

PENSARE GLOBALE AGIRE LOCALE




Le connotazioni non sono più quelle di una lotta di quartiere, o campanilistica, o aziendale, di difesa del proprio “orticello” e del proprio acquedotto, né di un conflitto circoscrivibile solo ad una regione ed a un solo settore sociale o merceologico. Non è una contesa di classe bensì una contrapposizione tra il più forte ed il più debole. Come attualmente sta accadendo nel mondo! Il livello è un altro: è qualcosa di più ampio respiro che coinvolgerà, abbandonerà, e schiaccerà definitivamente il SUD dell’Italia, per di più da quando, alla discutibile mentalità bancaria, si è sostituita la “slogica” del potere economico soggiogante la politica, la politica più becera.
Quanti e chi siamo in grado di capire e di raccogliere la sfida?
Senza rispolverare la questione meridionale con i vari pensieri dei Croce, dei Salvemini, dei Gramsci e dei Sylos Labini che ci porterebbe troppo indietro nella storia, c’è ormai poco tempo ed il pericolo incombe! In ballo c’è l’identità di una azienda come ETR, con i suoi volumi, con i suoi errori, con i suoi sacrifici, con la sua vita, con i suoi risultati di riscossione, con le sue professionalità, e con essa quella di tutta una area depredata e depauperata, quella del Mezzogiorno, interessata ormai da una repressione esercitata a tutti i livelli da quei poteri (trasversali e non) rappresentati a Roma ma le cui radici sono ormai persistenti in altre regioni del settentrione. In questo momento poco ci interessa delle reinterpretazioni storiche, dei Borboni e dei Savoia, e dei motivi addotti a spiegare l’unità dell’Italia. “No. Il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l’esempio dei suoi figli minori, tutto sarà inutile …” (Guido Dorso).
Senza dimenticare il passato, attorno a questa motivazione ci si dovrebbe ritrovare, ci si dovrebbe immolare, ci si dovrebbe unire, ci si dovrebbe rinsaldare, oltrepassando i colori politici di partito, di sindacato e di loggia, a cominciare da tutte le Organizzazioni Sindacali Aziendali di ETR che, scuotendosi dal torpore, dovrebbero rompere il silenzio assordante, trovando la saggia condivisione su un alto e reale obiettivo sub-partes. Alzare la testa!
La ferma tutela del SUD!
Quel SUD che rivendica la propria dignità, rivoltoso e che detesta i fannulloni e le clientele (presenti anche al nord), che contrasta la collusione tra mafia, politica e imprenditoria. Il Sud del brigantaggio, della depressione e della disoccupazione, che oltre alla ‘ndrangheta ha dovuto nella storia esportare magna cultura, manodopera e cervelli. E’ soprattutto a quest’ultimi, rimasti sull’avamposto, che ci rivolgiamo. L’aria arrogante della sottocultura imperante che abbiamo dovuto vivere, e che stiamo vivendo, a cominciare dal nostro indifferente e politicamente contraddittorio interno sindacale nazionale, non la vorremmo più respirare. Se a cuor leggero si rinuncia alle menti eccellenti, alla lealtà, al valore ed alla qualità, tenendo conto solo di una sezione equatoriale del globo e preferendo le vuote approssimazioni impersonate da “belle presenze da happening frugale”, asservite, allora vuol dire che i parametri a cui riferirsi per una equa analisi dei processi storici sono altri, e non ci interessano, e lo abbiamo scritto e dimostrato. Se nel contempo c’è chi, nella nostra Azienda, crede e spera ancora, inviando epistole a Roma, nella salvezza giungente da fuori e da lontano (Vi ricordate da dove sono stati paracadutati i contratti di solidarietà?), senza tentare di determinare direttamente il proprio destino e bloccando, di fatto, il confronto sul VAP (vacillante) e vari, allora sale la preoccupazione per noi e per chi verrà dopo di noi. Siete o no d’accordo sul potenziamento del 2° livello di contrattazione?
Per la stima che abbiamo, non vogliamo credere sia solo una questione di poltrone, di ruoli e di agibilità sindacali, l’accordo sulla materia (che avverrà prima o poi) potrebbe comportare anche ridimensionamenti di posizioni con differenti modulazioni geografiche. Il taglio ombelicale forse è già cominciato, e qualcuno dovrà preoccuparsi di ricollocare oltre 100 distaccati.
Chiediamo qualcosa di più elevato, qualcosa che rientra nella sfera dell’essenza e della sensibilità dell’io, del lavoratore e della lavoratrice che vive nella collettività. Non di quell’io narciso dell’altra casta che, a qualsiasi latitudine, spesso dimentica gli interessi dei lavoratori. Tutto questo, al di là del “messia”, ovvero di ciò che potrà prevedere il Piano Industriale di Equitalia, connesso intimamente sia a determinate perplessità politiche trasversali ed ai decreti attuativi del federalismo fiscale ( con i suoi misteriosi costi e con le sue ricadute), sia ai possibili ed auspicabili rigurgiti di resistenza che il SUD, con il suo spirito, può ancora emettere. Dalla propagandata lotta all’evasione e dalla impavida corruzione agli ormai insopportabili slogan, sgonfiati e rarefatti più dell’aria malsana che inaliamo.
Denunciando il perenne “stand-by”, evitiamo qui di declinare tutte quelle tematiche rimandate, rinviate, trattate e non trattate anche in questi ultimi giorni, ancora in bilico e non risolte. A Roma ed in Equitalia, così come in ETR. Ciò indica una colpevole e conclamata sterilità, una insistente inadeguatezza, che minano addirittura la convinzione concettuale sulla complessiva efficacia dell’attuale ruolo del Sindacato e dell’utilizzo di quest’ultimo. Attività e cariche espletate senza obiettivi ma con altre mete. “Mentre perdiamo il nostro tempo tra indugi e rinvii, la vita passa.”(Seneca) Ed il pianeta muore… ed Equitalia approda prima su Report e dopo su Striscia la Notizia. Sfuggendo la comprensione del momento storico, dell’insieme e del fine comune, si rischia di continuare a subire, a nutrire l’ignoranza, a dare credito ai millantatori e a favorire posizioni interessate da privilegi fondati sul nulla, e quindi a creare differenze strumentali tra gli individui ed i lavoratori.
In Grecia taglio delle 13° e delle 14° sui salari del pubblico e congelamento delle pensioni, in Spagna taglio del 5% degli stipendi dei dipendenti pubblici e relativo congelamento per tutto il 2011, in Germania, contro le promesse fatte, non saranno tagliate le tasse, in Francia riduzione del 10% in 3 anni delle spese d’intervento per le varie forme di sussidi di assistenza sociale. In Italia sarà una manovra di circa 25 milioni di euro, raggiungibili con dei tagli alla spesa e con dei prelievi: congelamento dei rinnovi contrattuali del pubblico, allungamento dei tempi per ricevere la liquidazione, cancellazione di alcune finestre per accedere al pensionamento, condono edilizio, possibilità di licenziare anche verbalmente magari senza poter ricorrere ad un giudice del lavoro ma ad un arbitrato. Lotta all’evasione dopo aver varato, mesi fa, lo scudo fiscale (al 4%) e fatte ingrassare con i soldi pubblici le cricche della corruzione. Contro l'attacco dei mercati nei confronti della moneta unica e dei fondi sovrani (debiti contratti dagli Stati per fronteggiare le difficoltà), solo un programma comune di controllo economico, in un’ottica di consolidamento politico europeo, potrà essere di aiuto. Ma la crisi non era alle nostre spalle?
Ora qualcuno (il grande statista) dovrebbe mettere la propria faccia incipriata da papi nel chiedere i sacrifici agli italiani. Mentre al Senato è stato dato lo stop alla reintroduzione del tetto massimo per gli stipendi dei manager, divampano i ragionamenti su federalismo europeo (euro nord ed euro sud), federalismo regionale (Equitalia Veneto), federalismo fiscale, o su quello a macroaree, giusto per sancire ed istituzionalizzare definitivamente le gabbie salariali, previste anche dalla revisione allo Statuto dei Lavoratori proposta dal ministro Sacconi. In Calabria, non potendo accedere ai FAS (fondi per le aree sottosviluppate) utili però per le quote latte e per altre distrazioni, ci sarà l’aumento delle tasse regionali, per rientrare dal “buco” causato nella sanità dalla clientela politica (da destra e da sinistra).Insomma una grande confusione, un caos primordiale causato dall’assenza di una vera e lucida politica generale, quella politica che, in un sistema democratico, dovrebbe riequilibrare e gestire. Se il Sud dovrà soccombere ed alla fine, come sempre, le crisi economico-politiche ed i momenti tragici del mondo, causati e pilotati dai soliti furfanti, si traslano in ripercussioni sui più deboli, allora continuate a procedere su questa strada, dimenticando le esigenze collettive.
Coerenti ed asettici! Per sempre un germe indigesto per molti. Siamo stati attenti alla relatività, alla mediazione sensata ed astrusa, cosmopoliti, e consapevoli del rapporto esistente tra microcosmo e macrocosmo, non ci siamo mai piegati al vento. Iconoclasti quanto basta! Per una politica rigorosa (se necessaria), rispettosa delle regole (per tutti), ma orientata da una anima solidaristica. Perché il rigore efficace e la disciplina, se finalizzati alla riuscita, devono scontare la condivisione e la partecipazione di tutti, e quindi della collettività sottesa da un nobile obiettivo: il bene comune. Altrimenti è altra cosa, autoritarismo, coercizione, elitarismo, un congegno esplosivo a tempo determinato, un concerto di singole note stonate, destinato all’eutanasia e quindi senza alcun successo! Ad un lento e progressivo morire.
Sappiamo riconoscere i falsi ed ipocriti paladini del Sud, opportunisti ed improvvisati che si cimentano,scrivendo a margine, con ostentazione, di questioni tanto distaccate dal loro quotidiano e dal panorama che li circonda, quanto estranee alla loro utilitaristica capacità nel comprendere la successione dei fenomeni, soprattutto quelli del meridione. Abili interessati mercanti!Siamo consapevoli di poter passare per i matti di turno ma, a volte, abbiamo constatato che il tempo, unico giudice, poi ci ha dato purtroppo ragione.Per il resto continueremo a leggere, a scrivere, a parlare, a viaggiare o a stare fermi, ad ascoltare musica, a fare sport, a lavorare ed a essere NOI stessi fino alla fine, e a credere che …

venerdì 21 maggio 2010

I MILIARDARI DELLA TERRA


La classifica dei Leader politici più ricchi del mondo:

1) Re di Thailandia con 20 miliardi di sterline;

2) Sultano del Brunei con 13 miliardi di sterline;

3) Sceicco Khalifa Bin Zayed Al Nahyan degli Emirati Arabi Uniti con 12 miliardi di sterline;

4) Re Abdullah dell'Arabia Saudita con 11 milardi di sterline;

5) Silvio Berlusconi con un patrimonio stimato in 6 miliardi di sterline.

domenica 16 maggio 2010

L’albero di Luis Sepùlveda




Sull’isola di Lennox c’è un albero. Uno. Indivisibile,verticale, ostinato nella sua terribile solitudine di faro inutile e verde nella nebbia dei due oceani.
E’ un larice ormai centenario, l’unico sopravvissuto di un piccolo bosco abbattuto dai venti australi, dalle tempeste che fanno apparire ridicola l’idea cristiana dell’inferno, dall’implacabile falce di ghiaccio che taglia il Sud del mondo.
Come è arrivato in quel posto riservato al vento? Secondo gli isolani di Darwin o di Picton, dentro il ventre di qualche ottarda, sotto forma di seme migrante. Così è arrivato, così sono arrivati, si sono fatti strada nelle crepe degli scogli, vi hanno affondato le radici e si sono innalzati con la verticalità più ribelle.
Erano venti e più larici, dicono i vecchi delle isole, che non hanno neppure la metà degli anni dell’albero sopravvissuto e ne hanno trascorsi ben pochi in questo mondo dove il vento e il freddo sussurrano: “Vattene da qui, salvati dalla follia”.
Sono caduti uno dopo l’altro secondo la logica delle maledizioni marine. Quando il vento polare ha piegato il primo, e il tronco si è spezzato con un rumore terribile, che si sentirà di nuovo - dicono i mapuche – solo il giorno in cui si romperà la spina dorsale del mondo, è cominciata la condanna dell’ultimo albero dell’isola. Ma il compagno caduto aveva nei suoi rami il vigore di tutti i venti sofferti, di tutti i ghiacci sopportati, e la sua memoria vegetale ha sorretto gli altri.
Così hanno tenuto duro, hanno portato avanti la sfida di toccare con i loro rami il cielo basso della Patagonia, e così sono caduti, uno dopo l’altro, per sempre. Senza piegarsi in vergognose agonie si sono abbattuti sugli scogli dalla chioma alle radici e i venti assassini hanno detto: “E’caduto, è vero, ma così muore un gigante.”
Ne è rimasto soltanto uno sull’isola. L’albero. Il Larice che si scorge a stento navigando nello stretto. Circondato dai suoi morti, impregnato di memoria, momentaneamente in salvo dai taglialegna perché, solo com’è, non vale la pena attaccare e salire quelle rapide scogliere per abbatterlo.
E cresce. E aspetta.
Nella steppa polare altri venti affilano la falce di ghiaccio che arriverà sull’isola, che
inesorabilmente gli morderà il tronco, e quando arriverà il suo giorno moriranno per sempre con lui anche i morti della sua memoria.
Ma mentre aspetta l’inevitabile fine, resta lì, verticale, sull’isola, altero, orgoglioso, indispensabile stendardo della dignità del Sud.

lunedì 10 maggio 2010

I GIGANTI ADDORMENTATI di Emanuela Sirianni

La senilità (più volgarmente detta anzianità o vecchiaia) non può essere definita con precisione poiché questo concetto non ha lo stesso significato in tutte le società. Per semplificare è stato coniato, a partire dagli anni 60, il termine “terza età” che si riferisce a quel periodo della vita umana che convenzionalmente comincia a partire dai 65 anni. Secondo alcuni la scelta di far iniziare la vecchiaia a partire dai 65 anni è dettata dal fatto che proprio in questo momento della vita gli individui iniziano progressivamente a ritirarsi dal mondo del lavoro, percependo una pensione sociale. Tuttavia, il raggiungimento di questa soglia di età non segna solo l’allontanamento dal lavoro ma spesso rappresenta l’inizio di un progressivo “declino” anche dal punto di vista fisico, che incide su tutte le principali funzioni vitali. Per rispondere adeguatamente ai bisogni di questa consistente fascia di popolazione le istituzioni stanno prevedendo una serie di interventi differenziati che mirano a migliorare la qualità della vita dell’anziano in tutti i settori di suo interesse.Tuttavia al di là degli interventi predisposti, la categoria degli anziani soffre ancora di una profonda emarginazione, soprattutto dal punto di vista psicologico, in quanto alla massiccia attenzione per i bisogni materiali non corrisponde un’adeguata attenzione per i bisogni psico-sociali di cui l’anziano è portatore. La vecchiaia è spesso caratterizzata da una forte sensazione di isolamento e solitudine che non riguarda solo gli anziani appartenenti a nuclei mono-personali ma anche quelli inseriti in famiglie o in qualche comunità di tipo assistenziale. Dalla parte dell’anziano, infatti, c’è un bisogno continuo e pressante di affetto ed una costante esigenza di comunicazione che non trovano sempre corrispondenza nei ritmi frenetici delle vite degli altri membri della famiglia. I ricordi di quando erano capaci di prendersi cura di sè stessi, di quando erano liberi di muoversi attivamente rappresentano un fardello pesante al quale si aggiungono i variegati problemi di salute che in maniera più o meno grave condizionano la percezione della vita da parte del soggetto. Queste situazioni, purtroppo, sono spesso trascurate, soprattutto da chi dovrebbe prendersi cura dei soggetti anziani, badando principalmente al loro benessere e non soltanto al proprio tornaconto economico. Se è vero infatti che per gli anziani si investe una cospicua fetta della risorse economiche nazionali è vero anche che nei loro confronti si opera ancora con una sorta di “rassegnazione” come se, proprio perché anziani e quindi arrivati alla fase terminale della loro vita, non fossero meritevoli di interventi ugualmente qualificati e professionali, da tutti i punti di vista. Come una volta, quando si sceglievano addirittura i manicomi, ancora oggi purtroppo si assiste a casi di anziani ricoverati in strutture sanitarie per i quali non viene dimostrata alcuna sensibilità ma in maniera molto sbrigativa si cerca di salvare il salvabile giustificandosi con un semplice “tanto ormai è vecchio!!” (Si veda Terenzio, autore classico, che alimentava il pregiudizio sulla vecchiaia, affermando che senectus ipsa morbus - la vecchiaia stessa è una malattia). Davanti a casi di questo tipo ci si rende conto di come la realtà che viviamo sia ancora lontana dal vedere nella cura dell’anziano una vera e propria missione di benessere e tutela. Se vogliamo davvero produrre benessere per gli anziani dobbiamo innanzitutto avvicinarci al loro mondo, coglierne le caratteristiche e le problematiche, considerarli nella loro individualità, come persone portatrici di specifici bisogni ma anche come fonti preziose di esperienza e saggezza, che non possono essere lasciate ai margini della nostra società, perché questo segnerebbe lo smarrimento di quel senso collettivo, fondamento di ogni comunità territoriale. Di questo indiscutibile valore, Marco Tullio Cicerone, un anno prima della sua morte, scriveva sul suo libro De Senectude, affermando che l'anziano non doveva abbattersi per il peso degli anni, perché c'è sempre il modo di rendersi utili, quando si è depositari di un patrimonio di conoscenza e di abilità che non può non essere utile alle generazioni future. (da Non Solo tributi)

domenica 9 maggio 2010


La mafia sbanda,
la mafia scolora
la mafia scommette,
la mafia giura
che l'esistenza non esiste,
che la cultura non c'è,
che l'uomo non è amico dell'uomo.
La mafia è il cavallo nero
dell'apocalisse che porta in sella
un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.
La mafia li commemora
con ciclopici funerali:
così è stato per te, Giovanni,
trasportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso. (Alda Merini)

RATING

Il rating è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese, in base alla loro rischiosità. Si esprime attraverso un voto in lettere in base al quale il mercato stabilisce un premio per il rischio, da richiedere all’azienda per accettare quel determinato investimento. Scendendo nel rating aumenta il premio per il rischio richiesto e quindi l’emittente deve pagare uno spread maggiore rispetto al tasso risk-free. Spetta alle autority nazionali il riconoscimento delle tipologie di attività nelle quali il rating rilasciato da un’agenzia ha valore “ufficiale” e può essere utilizzato secondo quanto previsto dalle leggi vigenti. Le classi di rating: Agenzia STANDARD & POOR’S – AAA (elevata capacità di ripagare il debito); AA (alta capacità di ripagare il debito); A (solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse); BBB (adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare); BB,B (debito prevalentemente speculativo); CCC,CC (debito altamente speculativo); D (società insolvente) / Agenzia MOODY’S – Aa (debito di alta qualità); A (debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro); Baa (grado di protezione medio); Ba (debito con un certo rischio speculativo); B (debito con bassa probabilità di ripagamento); Caa,Ca,C (società insolvente).

L’OBLIO - TRAPANI 26 SETTEMBRE 1988 – Mauro Rostagno (come Peppino Impastato) viene assassinato.







Nel 2009 il magistrato Antonio Ingroia riesce, poco prima che il caso venga definitivamente archiviato, a portare alla sbarra gli organizzatori, i mandanti e gli esecutori ma soprattutto porta alla luce il contesto degli affari, le collusioni e le coperture in cui il delitto maturò. Ed ha impedito che su questo omicidio e su quegli anni cruenti di mafia cadesse l’oblio. “Il diritto all’oblio oggi in Italia è molto considerato: la televisione ogni sera ti rimbocca le coperte e ti augura una buona notte da cui tutti i cattivi ricordi sono stati cancellati. Tutti gli uomini di oggi fanno a gara per non avere un passato. Quando venne ucciso, all’età di 46 anni, Mauro Rostagno, invece, un passato ce l’aveva. E il percorso che l’aveva portato a prendersi 8 proiettili nella schiena in una stradina sterrata siciliana è di quelli oggi considerati irripetibile.” (Enrico Deaglio)

domenica 2 maggio 2010

1° MAGGIO - FESTA DEI LAVORATORI


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA - PRINCIPI FONDAMENTALI Art.1: L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul Lavoro. Grazie alla "Casta" e all' "Altra Casta" ancora per poco.

giovedì 29 aprile 2010

LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Martha Medeiros)

domenica 25 aprile 2010

L'UNITA' D'ITALIA E' SOLO UN RICORDO




"...ora tutto sembra dissolto. Lo Stato si disfa sotto gli appetiti e la cupidigia; la nazione sta cessando di esistere nell'indifferenza sempre più diffusa. Non c'è un soprassalto collettivo contro ciò che avviene sotto i nostri occhi. L'indignazione è diventata quasi una professione di pochi. ... Quando il regionalismo arriva al limite di imporre nelle scuole maestri e docenti nati sul territorio e capaci di insegnare il dialetto locale come presupposto alla capacità di insegnare cultura, vuol dire che è in atto la scissione non più silenziosa ma dichiarata orgogliosamente dalla nazione e dallo Stato che la rappresenta. ... Ciò che non è normale è quando il senso civico si trasforma in puro egoismo e localismo e i paesi si cingono di torri e porte e mura merlate e difendono il territorio dalla contaminazione degli altri." (Eugenio Scalfari da Repubblica)

giovedì 15 aprile 2010

DALLA SECESSIONE AL FEDERALISMO, AL FEDERALISMO FISCALE …


ovvero, " più soldi da tenere per sé ". Mentre Angelo Panebianco sembra essere tranquillo, perché per lui le riforme istituzionali saranno chiacchiere che non arriveranno a nessuna conclusione, Giovanni Sartori (sulle colonne del Corriere della Sera) confessa di esserlo meno. In estrema sintesi: " I problemi sollevati dal nostro rifacimento federalistico esauriscono il mio pallottoliere. Qui li raggrupperò sotto quattro stringatissime voci. Primo, il costo finanziario: nuove sedi, nuovo personale, nuovi stipendi. Questa cosiddetta devolution quanto verrà a costare? Tutti gli Stati federali in funzione, e che funzionano, sono nati federali.Pertanto non possiamo sapere quanto costavano prima quando erano (non erano) centralizzati. Secondo, i costi decisionali: quanto si allungheranno i tempi, e anche quanto aumenteranno i veti, i blocchi sui permessi di fare qualcosa. Di regola, più sono i passaggi di una pratica da una scrivania all’altra, più tempo ci vuole perché arrivi in porto. Comunque sia, il punto è che il grosso delle nuove assunzioni non avviene per merito e capacità ma per alleviare la disoccupazione e allevare clientele elettorali. Federalismo clientelare? Sarebbe un bel risultato. Terzo, il costo della frammentazione localistica. Il mondo reale è sempre più interconnesso e richiede strutture diciamo lunghe e allungabili: strade e ferrovie di migliaia di chilometri, oleodotti e gasdotti che traversono i continenti, linee di trasmissione dell’energia davvero globali, e così via. Il federalismo andrà a spezzettare un paese già troppo spezzettato. Dimenticavo: gli italiani sono buoni, il nostro sarà un federalismo solidale. Vorrei vedere prima di credere. Quarto, esiste, o può esistere, una qualsiasi organizzazione senza punizioni? La Sicilia fa da gran tempo tutto quel che vuole, eppure non è mai punita. Altrove esistono ancora i commissariamenti; ma andranno a sparire. Ma in Italia Palermo, Napoli, Catania, saranno libere, come meriterebbero, di fallire? Oppure costringeranno le banche delle quali si andranno a impadronire, a fallire per loro? Sarei curioso di sapere dal ministro Calderoli (Bossi e Berlusconi non lo sanno di certo) se il federalismo leghista contempla sanzioni, e quali."
Da semplici e puri gregari, ci domandiamo se, oltre alla contrattazione sindacale (vedi la riforma del gennaio 2009), anche il definitivo assetto organizzativo del settore della riscossione, e quindi di Equitalia, subirà gli indecenti indirizzi di una politica ormai alla deriva.
Quella politica rètro che,
radicata nella propria più cupa ignoranza, sfoggia quotidianamente strumentali rielaborazioni e rivalutazioni delle idee più pericolose e dei sentimenti più beceri della secolare cultura moderna e non. (M.M.)

domenica 4 aprile 2010

Dall' "Antologia di Spoon River"di Edgar Lee Masters

FRANK DRUMMER (Un Matto)

Fuori di una cella in questo spazio oscurato
la fine a venticinque anni!
La mia lingua non riusciva a pronunciare
ciò che si agitava dentro di me
e il villaggio mi prese per matto.
Eppure all'inizio c'era una visione chiara,
un alto e urgente proposito nella mia anima
che mi spingeva a cercare di imparare a memoria
L'Enciclopedia Britannica!.

FRANK DRUMMER

Out of a cell into his darkened space -
The end at twenty-five!
My tongue aould not speak what stirred within me,
And the village thought me a fool.
Yet at the start there was a clear vision,
A high and urgent purpose in my soul
Which drove me on trying to memorize
The Encyclopaedia Britannica!

martedì 30 marzo 2010

ELEZIONI REGIONALI 2010



L'ASTENSIONISMO!
Il dato significativo, che dovrebbe fare riflettere e preoccupare i "signori" della politica, è l'astensionismo record. Infatti, ha votato solo il 63,6 % degli aventi diritto al voto, con un calo di quasi l'8 % rispetto alle precedenti regionali. Un elettore su tre non si è presentato alle urne: 14,6 milioni di cittadini su un corpo elettorale che ne contava 40,8.
ALCUNE PERCENTUALI DELL'ASTENSIONE NELLA STORIA D'ITALIA:
  • 1870- 54,5 %

  • 1904- 37,3 %

  • 1913- 39,6 %

  • 1924- 36,2 %

  • 1934- 3,5 %

  • 1948- 9,8 %

  • 1958- 8,9 %

  • 1968- 10,6 %

  • 1979- 13,2 %

  • 1983- 16,0 %

  • 2001- 18,7 % Politiche

  • 2005- 28,6 % Regionali

  • 2008- 19,5 % Politiche

  • 2009- 33,5 % Europee

  • 2010- 36,4 % Regionali

Si è ritornati alle percentuali dei primi anni dello scorso secolo!

RIFORMA DELLA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE





FUMO DI LONDRA-OVVERO: SEMPLIFICAZIONE! “IL TIMORE E’ CHE LA COLLABORAZIONE POSSA ESSERE SOLTANTO SUBORDINAZIONE” (L.Lama 1978)
Partiamo dalla fine!!! (Democrazia e Rappresentanza).
La rappresentanza è il valore fondante di ogni democrazia, tanto più ampia è la possibilità di diversificare il confronto e l’espressione politica e sindacale, in tutti i contesti, tanto più grande è la possibilità di raggiungere livelli alti di equità e solidarietà sociale, di mediare le domande ed i bisogni, di colmare le esigenze primarie di un popolo e di dar spazio alle potenzialità insite in ogni individuo. … perché “L’uomo vivente è un gruppo” (P.J. Proudhon). Altro che trinomio sindacale (“L’altra Casta”),duopolio politico (gli odierni Bush e Clinton italiani), e monopoli dei poteri forti (Confindustria,Banche,Corporazioni,ecc.),tutti ectoplasmi determinati a semplificare,a sommare,a cancellare le identità, anelando un totale e stereotipato appiattimento culturale !
Quando il margine per esprimere pluralità e rappresentare istanze diverse viene ridotto, ciò che è più a rischio è proprio l’esistenza stessa della democrazia. Con la presentazione delle “Linee di Riforma della Struttura della Contrattazione” il Sindacato scrive una pagina rassegnata e subordinata della propria storia.Un Sindacato che avrebbe dovuto fare meno politica e più politica sindacale, abbracciando una dimensione globale della solidarietà e dell’uguaglianza, per confermarsi principe e garante di una imparziale mutualità, anche attraverso una reale estensione delle tutele sociali. “Il Sindacato non deve avere padroni, governi e neanche partiti” (G. Di Vittorio). Noi aggiungiamo che, oltre ad autonomo, dovrebbe essere indipendente.
Quello che doveva essere un momento di analisi profonda e verifica interna, da cui far emergere le incoerenze storiche che il mondo del lavoro vive in questo paese, con il pieno coinvolgimento della base e quindi dei lavoratori, è diventato un editto, una “direttiva” acritica, verticistica e dogmatica che, tradendo una malcelata paura, mira (sottilmente) alla conservazione delle posizioni e delle poltrone, preservandosi una continuità nella visibilità istituzionale e televisiva.
“L’avidità di onori turba la mente umana e oscura la visione del pericolo” (Esopo, Favole 199)
Entrare nel merito di una piattaforma fumosa, vaga e priva di riscontri oggettivi,“debilita” chi ancora crede in un Sindacato che non cerca lo scontro fine a stesso, bensì la virtuosa mediazione razionale ed equilibrata, tra istanze dissimili e diritti, avendo nei suoi compiti strutturali e nei suoi demandi principali la mission politica ed istituzionale di difendere la parte sociale più debole e vulnerabile. “In nessun paese, indipendentemente dal regime sociale, può aversi una società senza contrasti, a meno che non si eserciti un potere autoritario. E il movimento sindacale è il principale organizzatore, e se vuoi anche razionalizzatore, dei conflitti” (L. Lama).
Sembra troppo centrale e rindondante, pomposamente riduttivo, augurarsi il “miglioramento delle condizioni del reddito” attraverso il miglioramento della crescita della qualità, della competitività e della produttività delle imprese. Come se poi i lavoratori fossero, anche se con qualsivoglia delegazione, rappresentati nei Consigli d’Amministrazione e fossero quindi, coinvolti direttamente nelle pianificazioni strategiche aziendali.
Nel merito , oltre a rilevare le molte enunciazioni già chiaramente presenti nei CCNL, risulta evidente che se è reale l’esigenza di dover razionalizzare la molteplicità di un numero abnorme di questi ultimi (400), ed è auspicabile lavorare su un progetto di ”inflazione realisticamente prevedibile” che consenta ai salari di tenere il passo con l’inflazione reale (una volta forse si chiamava scala mobile sacrificata sull’altare della concertazione ), non si comprende la necessità di dover svuotare violentemente il CCNL della sua forza normativa e di garanzia, di equità su tutto il territorio nazionale, senza consumare un graduale, sperimentale e progressivo percorso intervallato (steps). Soprattutto, l’aver evidenziato, a soli 10 mesi dall’intesa del Protocollo del Welfare , la necessità di normare e perimetrare nuovi diritti che contrastino la atipicità-precarietà del lavoro, ed aumentino la sicurezza sui luoghi di lavoro, rende palese quanto la contrattazione nazionale andrebbe, di contro, rinvigorita. Viene demandata al 2° livello (tenendo conto delle diverse specificità settoriali e non territoriali) la trattativa (là dove si può fare) di una quota-parte di salario e la gestione sempre più ampia di istituti che diventerebbero ancora più flessibili, più discriminatamente negoziabili, senza che esista pari forza contrattuale. Le imprese opereranno e si proporranno come dei camaleonti rispetto a dove respirano. In alcune aree geografiche ed in gran parte del Mezzogiorno d’Italia non solo non esiste il Contratto Aziendale, ma è proprio il Sindacato che è assente.
DI FATTO SI ATTESTA UNA MESTA DERESPONSABILIZZAZIONE!
Si mente sapendo di mentire; da parte di chi è consapevole che, dove il 2° livello negoziale è forte, la trattativa può essere efficace,mentre in alcuni contesti ed aree territoriali, non garantisce gli stessi risultati, provocando anzi pericolose difformità economiche ed anche normative, in balia completa della sottocultura del ricatto, della deregolamentazione, dei più svariati condizionamenti e della non alternativa. Una estrema e variata polarizzazione delle salvaguardie ! … per tutelare il potere d’acquisto e per ridistribuire la produttività ! Il salario, sarà tutto retribuzione detassata di lavoro straordinario ? ? ?
In un articolo apparso sul Giornale il 14 novembre del 2000 il banchiere Tommaso Padoa Schioppa dichiarava: “Contratti Nazionali, piaga del Sud”, mentre in un altro articolo, ma nella stessa pagina, Marco Biagi, allora collaboratore di Prodi, sosteneva: “ Il Contratto Nazionale è un’esperienza del passato, anche se definirlo nocivo è, forse, un po’ forte. Bisogna consentire la contrattazione collettiva in realtà regionali e locali. Ho detto consentire, non imporre dall’alto. La strada giusta mi sembra quella che Confindustria e CISL hanno già indicato”.Pochi hanno il coraggio di dirlo, ma si ripropongono sotto nuove vesti le “gabbie salariali” senza che, ancora una volta, si pretenda dalle Aziende, anche in un ottica di Responsabilità Sociale, di rendere conto della mancata produttività, degli investimenti non fatti e dell’incapacità dei MANAGER (a dispetto delle remunerazioni), degli errori strategici,del mancato raggiungimento degli obiettivi e dello sfruttamento di manodopera sottocosto e clandestina. Su cosa si andrà a negoziare se ciò che appare è che, a fronte di uno scardinamento del CCNL e della sua forza , vengono offerti demandi posticci, avvisi comuni, processi di liberismo da subire passivamente, propositive dichiarazioni di principi non risolutivi, evanescenti e non riscontrabili ?
Il Sindacato figlio di Narciso, per fortuna ancora non tutto, quello sempre più artificioso e distante dalle effettive esigenze, non ha capito ciò di cui avrebbe vitale bisogno : riscoprire il ruolo di movimento nella società, riagganciare la propria peculiarità e la propria personalità, per come è stato e per come dovrebbe essere. Non rinunciando ad un’idea generale di libertà e giustizia sociale che vada oltre la realizzazione dell’utile immediato, o la limitazione dei danni, e che, decisa, si spinga verso una avanzata società democratica che metta al proprio centro le persone e non il profitto, o gli erogatori di prestazioni d’opera. Il lavoro che è ancora tutelato è ad un bivio : o estende le proprie tutele a chi non le possiede, oppure le perderà anch’esso.
L’equazione d’indirizzo, già in atto, è : concentrazione della ricchezza e della miseria crescente !
“I nostri avversari organizzano le loro forze mediante la potenza del danaro e l’autorità. Noi non possiamo organizzare le nostre, se non mediante la convinzione, la passione” (M.Bakunin 1872)
…mentre il pianeta muore lentamente, il mondo và… , nell’indifferenza, tra guerre, catastrofi e morti sul lavoro! I Dialoghi di Confucio descrivono la persona esemplare – il maestro – come “ chi continua a provare nonostante sappia che è inutile” .
La nostra aspirazione non è stata, non è, e non sarà, diventare maestri !!! (maggio 2008)

IL MOBBING “GLOBALE”


Per Mobbing si intendono tutti quei comportamenti violenti che si verificano sul posto di lavoro attraverso atti, parole, gesti, scritti vessatori, persecutori, intenzionali e, comunque lesivi dei valori della personalità umana e professionale, che arrecano offesa alla dignità o all’integrità fisica e psichica di una persona fino a mettere in pericolo l’impiego o fino a determinare il degrado del clima aziendale. Il mobbing rappresenta un disagio sociale perché colpisce vari aspetti della vita del lavoratore: l’azienda, la famiglia, il gruppo di amici.
Il MOBBING PSICOSOCIALE può essere verticale (discendente/dall’alto) oppure orizzontale. Quello verticale o dall’alto può essere definito Pianificato (o politico- strategico) quando un’azienda mette in atto strategie persecutorie dirette o indirette, per rendere impossibile la vita ad uno o a più dipendenti sgraditi, in modo da costringerli a licenziarsi.Il pensiero dominante dell’azienda in cui si verifica questo tipo di mobbing è caratterizzato dal fatto che e i lavoratori devono essere disposti ad accettare tutto, pur di conservare il posto di lavoro.
Il mobbing verticale si classifica in 1) Mobbing Organizzativo (o strategico) quando un’azienda cerca di adattarsi in vari modi ai cambiamenti di mercato.Per far fronte ai problemi di ordine politico ed economico l’azienda attua delle strategie mobbizzanti. 2) Mobbing Corporativo che è rappresentato da tutti quei comportamenti mobizzanti che sono effettuati dai datori di lavoro: aumento delle ore lavorative; negare le ferie e i congedi per malattia; spiare e controllare i dipendenti (Circolare IRT N°70 planning); esternalizzare attività acquisendo solo lavorazioni temporanee ed instabili dirottando altrove convenzioni appetibili (ENPAM); chiudere continuamente Sportelli perdendo il contatto con il territorio senza generare servizi sostitutivi ed alternativi; costringere a quotidiane mobilità kilometriche per raggiungere i luoghi di lavoro e stipare risorse umane in strutture dove mancano anche le collocazioni logistiche (L.626); trascurare la formazione e la rivalutazione dei profili professionali realizzando anzi delle operazioni atte a dequalificare i dipendenti; creare ruoli sempre più flessibili e mutevoli (i cosiddetti multiskilling) calati in un contesto di “azienda piatta” con una diffusione verso il basso delle responsabilità senza che a ciò corrisponda un adeguato riconoscimento (anche salariale); produrre progetti industriali confusi e soggetti a continue mutazioni per cui alla fine si traducono in mancanza di obiettivi da condividere; badare solo al contenimento dei costi (del personale) dimenticando i ricavi (sviluppo e rilancio); suscitare eccessiva precarietà e logorante disagio; indicare come normale stato di benessere vantaggioso il modello globale della perenne “insicurezza lavorativa”; tentare di relegare nell’angolo o tentare pericolosi isolamenti sindacali antistorici ; ecc.ecc.ecc. .
Sempre più frequenti sono i casi di mobbing verticale, in cui l’azienda mette in atto strategie con l’obiettivo di costringere i lavoratori a licenziarsi o ad “accettare tutto” o a “distaccarsi”, trascurando quelle che sono le conseguenze per la stessa azienda: riduzioni della capacità produttiva e dell’efficienza lavorativa, elevati tassi di assenteismo, la tendenza ad ingigantire i piccoli problemi, la continua ricerca di capri espiatori. A seguito del mobbing psicosociale nell’azienda aumentano i costi (malattie, sostituzioni, spostamenti, prepensionamenti e vertenze, ecc.ecc.). La rappresentazione del mobbing è costituita dai Mobbers ( coloro che lo attuano), dai Mobbizzati, (coloro che lo subiscono), dagli Spettatori che si dividono in side-mobber (che favoriscono l’autore delle vessazioni attraverso determinati comportamenti che possono essere anche sindacali),gli indifferenti (che non intervengono in favore della vittima), gli oppositori (coloro che aiutano la vittima cercando una soluzione al conflitto). Restando principali gli obiettivi sindacali della salvaguardia del posto di lavoro ed il rispetto delle leggi e dei contratti, essenziale risulta l’informazione.Elaborare azioni e comportamenti che promuovono il senso della solidarietà fra i lavoratori, esaltino i valori dei sentimenti ed il carattere prioritario degli obiettivi collettivi rispetto a quelli individuali, ed infine sfatino i miti dell’individualismo e della non condivisione.
La gestione delle risorse umane dovrebbe perseguire l’efficacia e l’efficienza delle organizzazioni e quindi di gruppi di persone che lavorano. Per questo, c’è la consapevolezza che gestire risorse umane dovrebbe significare “creare benessere”.
Purtroppo, è ancora diffusa la convinzione che le soluzioni di un qualsiasi problema discendano sempre e solo dalle teorie, dai piani industriali e che quindi da un monitor lontano si possa gestire e risolvere tutto, provvedendo magari all’invio di circolari a cascate (e-mail). L’approccio strategico ai problemi umani applica il procedimento inverso. La concreta capacità di modulazione al contesto, nell’adattamento applicativo, e le relative soluzioni dovrebbero generare le teorie e non viceversa.
In PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE si parla di relazione simmetrica quando le comunicazioni ed i comportamenti dei comunicanti sono basate sull’uguaglianza. Si parla invece di relazione di complementarietà, quando le comunicazioni ed i comportamenti sono basati sulla differenza, in modo che una parte assume la direzione, il comando della relazione (in posizione one-up), e l’altra la segue (one-down).
Il sistema di comunicazioni delle relazioni umane (e quindi riteniamo anche sindacali) dovrebbe oscillare alternativamente e continuamente tra simmetria e complementarietà, e questo dovrebbe aumentare il numero delle soluzioni possibili di un conflitto, riuscendo a mantenere delle relazioni funzionali. Quando avviene l’irrigidimento su un solo modello interattivo si osservano fenomeni conflittuali. Chi teme e demanda il confronto o lo trasferisce in sontuose sedi blindate, ammette debolezza; una obiettiva difficoltà nel far “vedere il futuro” ai lavoratori con il relativo quadro complessivo/organizzativo ed una arrogante intolleranza nell’affrontare democratiche e libere comparazioni costruttive, finalizzate a delineare percorsi condivisibili per il “funzionamento standardizzato” della nostra azienda.
HOLDING : “Società finanziaria che non produce beni o servizi (holding pura).La holding possiede e gestisce partecipazioni in altre imprese allo scopo di controllarne l’attività o di realizzare guadagni. Grazie a delle costruzioni meramente finanziare, i proprietari di una holding possono gestire materialmente una società con quote di capitale di gran lunga minori di quelle che sarebbero necessarie possedendo direttamente azioni della controllata”. (F.Teulon)
Negli Stati Uniti si chiamano DIRTY STRATEGY, ovvero strategie sporche, le strategie finalizzate da una parte all’indebolimento del lavoratore fino ad indurlo a lasciare il proprio lavoro o ad offrire la propria disponibilità su tutto, dall’altra ad un progressivo sgretolamento ed impoverimento del ruolo del sindacato aziendale. (2001)

L’IMPLOSIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE


Gli economisti prevedono che il debito federale degli USA nel 2009 arriverà a 2.000 miliardi, di cui 1.300 ereditati dall’amministrazione Bush. RESPONSABILITA’,TRASPARENZA E FIDUCIA. Il Presidente Obama ha annunciato i principi che dovranno ispirare le nuove regole per i mercati e le istituzioni finanziarie, tesi a impedire il ripetersi di una crisi come quella attuale che, riteniamo globale perchè ha cause globali, frutto di grandissimi squilibri e di grandi criticità determinate da operazioni troppo “a debito”.
Una recessione non ordinaria ed eccezionale, partita dall’universo finanziario e creditizio che inevitabilmente si espanderà all’economia reale: redditi, consumi, produzione, ecc. .
In un paese, come gli USA, dove la metà della ricchezza delle famiglie è investita in Borsa, il governo si riserverà il diritto di controllare più da vicino l’ampiezza e la potenziale gravità dei rischi assunti da ogni istituzione finanziaria, imponendo una disciplina di bilancio.
I ministri ed i funzionari dovranno monitorare la spesa degli 800 miliardi di dollari del piano di stimolo per l’economia, il più massiccio piano di intervento pubblico dai tempi della grande depressione (1929), anche attraverso l’acquisizione di pacchetti di azioni ordinarie con diritto al voto. Gli istituti finanziari avranno bisogno di una effettiva sorveglianza, soprattutto se la Fed, in quanto prestatore di ultima istanza, fornirà risorse dei contribuenti.
“ La gente dovrà sapere come vengono usati i loro soldi’’. Obama ha programmato il ritiro delle truppe dall’Iraq: sono 190 i miliardi spesi dagli USA in Afghanistan e in Iraq, investire dov’è necessario, tagliare dove non si ha bisogno, senza rinunciare però a riformare la sanità (634 miliardi di dollari distribuiti su 10 anni), a puntare sulle energie alternative e ad allargare le opportunità d’istruzione.
Insomma una operazione audace: ricostruire il capitalismo americano su basi diverse, introducendo una nuova concezione dell’etica negli affari. Il Presidente ha parlato al consumatore americano di ripresa e ricostruzione (recovery), al contribuente di responsabilità fiscale, mentre ai lavoratori ha promesso un ruolo più attivo dello stato nel promuovere l’attività economica, l’assistenza sociale, i servizi pubblici.
Sul tema bollente dei bonus (i supercompensi dei manager) ha accelerato il processo di ridimensionamento delle retribuzioni già in corso a Wall Street e negli altri settori in crisi.
Si è assistito, colpevolmente ed in modo inerte, alla realizzazione della teoria marxista della Concentrazione della Ricchezza (nelle mani di pochi) e della Miseria Crescente (della moltitudine).
Dal rapporto FAO sono 963 milioni le persone che soffrono la fame, 40 milioni in più del 2007.
Il liberismo americano è stato fiaccato: la società senza classi si è cominciata a dividere in caste ed il colpo di grazia è arrivato con l’ottusa pratica dei compensi illimitati ai manager che si è diffusa selvaggiamente. Un problema funzionale ma anche etico come sostenuto sul Financial Times da Nassim Nicholas Taleb, il guru della gestione dei rischi. Il capitalismo si basa su incentivi e disincentivi, ma i finanzieri hanno conosciuto solo il segno più.
I dirigenti dovranno rispondere dei loro atti e delle loro decisioni.
E’ improcrastinabile, dunque, un codice di regole non limitate alla finanza (Legal Standard di Tremonti) che, dovrà riguardare, secondo noi più in generale, anche il mercato globale del lavoro.
Lo stesso Keynes, nell’ambito delle fasi della fluttuazione economica, in condizioni di depressione congiunturale, ricorre all’investimento addizionale pubblico ammettendo l’intensificazione, da parte del fisco, dell’imposizione sulle persone di maggiore capacità contributiva, le quali, anche se vedono decurtato il loro reddito dall’imposta, modificano di poco le spese di consumo.
Se gli interventi pubblici mirano ad aumentare i consumi, conviene che essi siano tali da accrescere il reddito dei disoccupati e dei non abbienti (inclini a spendere tutta la maggior parte di reddito che ricevono). H. Ford: “Pago i miei operai, così possono comprare le mie automobili”.
La spesa pubblica addizionale deve creare una domanda addizionale sufficiente ad incrementare la produzione attraverso l’impiego pieno e totale delle forze del lavoro. Una delle tante forme di questa spesa addizionale è quella di dare denaro ai disoccupati. A gennaio negli USA il tasso di disoccupazione è di 7,6%, il numero di disoccupati è aumentato del 2,7% nell’ultimo anno.
La propensione marginale al consumo è il rapporto tra la variazione del consumo e la contemporanea variazione del reddito ed è essa che guida le politiche di intervento statale intese ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie. Queste politiche ricorrono alle spese pubbliche, che immettono reddito sul mercato,o alla riduzione delle imposte,che lasciano un maggior reddito disponibile nelle mani dei contribuenti.
In Italia, questa epocale decadenza economica, causata dalla cosiddetta Finanza Creativa, viene affrontata con:
> La limitazione della libertà di stampa (intercettazioni); > Il ritorno al nucleare;
> Il non controllo diretto dello Stato sugli Istituti di Credito, perché costituirebbe un attentato all’indipendenza del sistema; > L’istituzione delle ronde per la sicurezza pubblica; > La restrizione della libertà di sciopero; > Il taglio di fondi per l’istruzione; > Uno sconto per l’acquisto di un’automobile, di un frigorifero o di una lavatrice; > La riduzione della Libertà individuale; > La semplificazione della rappresentatività sindacale; > Il rifinanziamento per il ponte sullo stretto di Calabria/Sicilia; > Il calo dell’occupazione e l’aumento della cassa integrazione; >L’intoccabilità delle rendite e degli stipendi dei manager.
I Tremonti Bond (a metà strada tra obbligazioni e azioni, sottoscritte dallo Stato); ossia separare il bene dal male.
L’intervento statale addizionale italiano, partito in ogni caso in ritardo, tende, attraverso finanziamenti di denaro pubblico elargiti direttamente alle Banche interessate, ad accrescere il patrimonio di quest’ultime e quindi ad aumentare la liquidità e la possibilità di erogare, una volta calcolato il fattore di rischio, credito agevolato alle medie-piccole imprese che costituiscono il volano per la maggior parte della produttività nazionale.
A fronte del costo delle cedole e del conseguente tasso applicato dagli Istituti, queste stesse aziende, se non avranno la sicurezza di vendere le proprie merci, decideranno di accedere ai prestiti senza rischiare poi un’insolvenza?
I container, una volta simbolo della globalizzazione opulenta ed ora scatole vuote, sono fermi sulle navi. Da Singapore ad Amburgo fino ai porti italiani, sono i segni tangibili della crisi.
Da ciò la necessità di poter consentire ai componenti dell’ultimo anello della filiera, consumatori, cittadini e lavoratori, di acquistare attraverso una maggiore redditività e disponibilità salariale.
L’intervento governativo italiano, pur prevedendo una capitalizzazione di chi ha, irresponsabilmente, immesso nel mercato gli articoli tossici, non opera una incisiva politica sui salari, risultando dunque un intervento addizionale parziale, settoriale, inefficace e che può innescare un meccanismo pericoloso, rischiando, alla fine, di mettere la polvere sotto il tappeto.
Alla luce dello scenario attestato, che avrà l’apice della depressione nel 2009, il Settore della Riscossione dei Tributi (Equitalia) dovrà ricoprire un ruolo importante soprattutto nella lotta contro la grande evasione, e dovrà fronteggiare un probabile ampliamento della riscossione coattiva.
Per l’anno 2009, come se la recessione non esistesse ed i cittadini/contribuenti non saranno più indigenti, l’Holding Equitalia ha innalzato i risultati di riscossione di gruppo rispetto al 2008, con il rischio che ogni singola azienda non raggiungerà gli obiettivi e conseguentemente i lavoratori non percepiranno gli incrementi previsti dal sistema incentivante.
Una piccola povertà che si aggiungerà a quella nazionale ed a quella insensata e assurda, forse irrecuperabile, del mondo.
Non vorremmo credere ancora a quella iniqua dottrina liberista, secondo la quale “la crisi di qualcuno è un’occasione di guadagno per qualcun altro”, come, quasi sempre, storicamente accade. (marzo 2009)

LA RICETTA DELL'INTUIZIONE


COME PENSA UN GENIO?

UN DONO NATURALE?
Non esiste un metodo rigoroso che definisca il genio, tanto che il titolo viene attribuito a persone con caratteristiche molto diverse tra loro.
Immanuel Kant affermò che è una qualità che non può essere insegnata o trasmessa, ma è misteriosamente concessa dalla natura, per lui il genio crea le proprie leggi (Critica del Giudizio) .
Una teoria oggi poco condivisa da chi studia i percorsi che permettono ad alcuni individui di acquisire capacità eccezionali. “A differenza di quanto comunemente creduto, il genio non è un dono speciale elargito per magia a pochissimi fortunati ” sostiene Michael Howe, psicologo della Exeter University, in Gran Bretagna.
“I geni arrivano a realizzare le opere o ad effettuare le scoperte in due fasi piuttosto lunghe, e che in parte si sovrappongono: la prima in cui acquisiscono capacità particolari che poi utilizzano, la seconda in cui esprimono la creatività che li porterà alla scoperta o al capolavoro ”.
L’analisi delle biografie delle persone eccellenti ha permesso a Howe di individuare una serie di caratteristiche comuni: un grande interesse per il proprio lavoro, un impegno costante, un forte senso di indipendenza, una concentrazione feroce, la tolleranza alle frustrazioni e la capacità di sopportare uno sforzo mentale prolungato. Nessuna magia, insomma, ma tanta perseveranza.
La pratica assidua nell’uso del cervello sembra essere la chiave: l’organo si allena, tanto da dare l’impressione di un talento naturale ed innato.
Il PENSIERO CHE TRASFORMA
Secondo David Perkins, studioso di intelligenza artificiale e docente alla Harvard Graduate School of Education, la caratteristica del genio è il “pensiero trasformativo”: un tipo particolare di ragionamento che arriva a generare nuove soluzioni, mai sperimentate prima, e che può essere simboleggiato dalla storica esclamazione attribuita ad Archimede (”Eureka”).“ Ma il momento decisivo dell’eureka, quello che rompe col passato, è soltanto una delle fasi, la più intensa e la più spettacolare, di un processo ben più complesso” dice Perkins.
“A precedere la soluzione trasformativa c’è una lunga fase di ricerca e approfondimento con scarsi progressi apparenti, che può durare anni o decenni e che è necessaria per raggiungere una conoscenza profonda dell’argomento”.
A un certo punto, però, avviene qualcosa: a stimolare l’intuito può essere un episodio (la mela di Newton), oppure un ragionamento esclusivamente mentale, che porta al cosiddetto scatto cognitivo: tutti i pezzi del puzzle si ricompongono e la soluzione appare chiara.
Howard Gardner, lo psicologo americano che ha teorizzato le intelligenze multiple, sostiene che al di fuori del loro contesto molte persone considerate eccezionali risultano scialbe e deludenti.
Uno degli strumenti che utilizzava più spesso Leonardo era l’analogia, cioè la messa in relazione di aspetti della realtà apparentemente scollegati : “ L’aria è piena di infinite similitudini delle cose: tutte si rappresentano in tutte, e tutte in una, e tutte in ciascuna”.
Michael Gelb, fondatore dell’High Performance Learning Center, sostiene che Leonardo sia stato l’ispiratore di due tecniche di pensiero molto moderne come il brainstorming e il mind mapping.
Il brainstorming , letteralmente “ tempesta di cervelli ”, è un concetto proposto da Alex Osborn negli anni trenta ed è basato sul principio che le idee si innescano l’una con l’altra con una sorta di reazione a catena, tanto più se ciascuno, una volta che è stato focalizzato il problema, viene lasciato libero di esprimere spontaneamente ogni soluzione gli passi per la testa.
Il mind mapping, teorizzato da Tony Buzan, è uno strumento utilizzato per ricordare e organizzare meglio informazioni e idee connesse le une con le altre : per costruire una mappa mentale si parte da un concetto principale e si crea una struttura ad albero, collegando in modo gerarchico i concetti da questo derivati.
IL DRAMMA DELL’ANTICIPATORE
Il bisogno di andare oltre i limiti ha portato Leonardo ad anticipare, anche di centinaia di anni, innumerevoli scoperte e invenzioni. Il biografo Dmitrij Merezkovskij lo definì “uno che si sveglia troppo presto mentre tutti gli altri attorno a lui dormono ancora”. Precorreva il futuro ma si scontrava inesorabilmente con i limitati mezzi tecnici del presente.
Ma il merito principale di Leonardo è stato quello di aver dimostrato che la ricerca della bellezza e la ricerca della verità non sono incompatibili. Tra arte e scienza, per lui, non c’è confine.
Se ogni giorno migliaia di persone si accalcano al Louvre per vedere e fotografare la Gioconda, fenomeno unico al mondo, una ragione ci sarà. E forse basta a definire il suo creatore un genio.
“ Un intellettuale non dovrebbe avere né religione né patria e neppure convinzioni sociali. Scetticismo assoluto occorre” (Gustave Flaubert – Lettere)
“ L’uomo intelligente, colui che non sarà mai d’accordo con nessuno, deve rassegnarsi ad amare la conversazione degli imbecilli e la lettura dei cattivi libri. Né trarrà godimenti amari, che lo compenseranno largamente della fatica “ (Charles Baudelaire)
INTELLIGENZA: La capacità della mente di affrontare effettivamente - con l’impegno della memoria, dell’immaginazione e del pensare concettuale – i problemi pratici e teorici che si trova dinanzi. L’intelligenza è più comprensiva dell’intelletto che è principalmente concettuale. INTUITO: Conoscenza immediata di qualcosa senza intervento della riflessione.
GENIO: Nella mitologia greco-romana, divinità tutelare della vita di ognuno.
Originariamente la parola si applicava ad un demone, come la voce interiore di Socrate. Durante il secolo VII venne collegata alla teoria platonica dell’ispirazione ed applicata al rifiuto di regole troppo rigide in arte. Definì allora il vero artista e distinse la sua immaginazione creativa dal ragionamento logico dello scienziato. Talento inventivo o creativo nelle sue manifestazioni più alte. Entità astratta. Tendenza naturale per qualcosa.